Perché fermare i nuovi OGM

Descrizione

Un testo breve e illuminante su un tema tanto enorme quanto nascosto dalla comunicazione di massa.
Indispensabile perché le persone devono avere i mezzi di conoscenza necessari per attivarsi.
Centro Internazionale Crocevia dopo aver pubblicato dossier e articoli, organizzato campagne e dibattiti, produce finalmente questa pubblicazione quando siamo ad un passo dalla possibile deregolamentazione di un’ondata di nuovi organismi geneticamente modificati in Europa, che potrebbe cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.

Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione ci hanno evitato l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e di cibo creato in laboratorio. Ora però, la Commissione Europea vuole cancellare ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), e oltretutto vuole impedire la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio.

In “Perché fermare i nuovi OGM” si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

Dopo il fallimento degli OGM di prima generazione, raccontato nel primo capitolo, si tenta oggi di aggiornare la narrazione, promettendo nuovi OGM “indistinguibili” dai prodotti dell’agricoltura contadina, per farli arrivare sulle nostre tavole senza più valutazione del rischio, né tracciabilità né etichettatura, oggi obbligatorie per legge.

Il secondo capitolo smonta ogni pezzo di questa grande menzogna, che ha lo scopo di radere al suolo il principio di precauzione, realizzando appieno il sogno di imprese multinazionali, governi complici e biotecnologi in cerca di gloria e finanziamenti.

Il terzo capitolo è racconta l’evoluzione che le scienze della vita stanno attraversando, in un tentativo di estendere il dominio sui sistemi alimentari dichiarando l’uguaglianza tra natura e tecnica, tra biotecnologia e agroecologia, secondo una filosofia dell’indistinzione scippata ai movimenti sociali e reinterpretata in chiave estrattiva. Una “santa alleanza”, quella tra scienza e capitale, che vediamo espressa plasticamente nel sistema dei brevetti, il pilastro attorno al quale ruota la possibile deregulation dei nuovi Ogm.

Quarto e quinto capitolo analizzano la storia, la filosofia e la modalità con cui il brevetto consente l’appropriazione e la privatizzazione della biodiversità agricola e del cibo. La strategia mira a trascinare i contadini sotto l’influenza di un’industria sementiera che, per sostenere la propria continua espansione, non si fa scrupoli a scaricare sulla collettività i rischi di tecnologie pericolose e imprevedibili.

Che fare, dunque, di fronte a questo mostro silenzioso che trasforma in merce ogni forma di vita, azzannando ogni spazio di autonomia e sputandoci in faccia le scorie?

Nel sesto e ultimo capitolo leggiamo, sul fronte delle pratiche e su quello della lotta politica, le strade che portano verso direzioni emancipative: una finestra di conoscenza sulle pratiche agroecologiche portate avanti dai contadini di cinque continenti e sulla loro battaglia per ottenere quadri normativi globali coerenti, tesi ad affermare i diritti collettivi a conservare, riutilizzare, scambiare e vendere le proprie sementi e a contrastare la brevettazione del vivente.

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